Spauracchi

Ogni tanto succede.
Uno studente particolarmente ansioso, o egocentrico, o vai a sapere cos’altro. Che di fronte ad un funzionamento delle procedure che vanno in una certa direzione, pretende che si pieghino alle sue, particolari esigenze.
Allora rispolvero la mia decennale esperienza in un bar di paese per rassicurarlo, per spiegare con parole semplici e tono pacato che sì, capisco la sua difficoltà, che sì la sua richiesta ha un buon fondamento, che proveremo a fare in modo che il programma si pieghi anche alla sua particolare posizione visto che potrebbe essere analoga a quella di altri studenti. Mi vergognavo un po’ ma ho dovuto arrivare a tranquillizzarlo sul fatto che no, l’Università non li perderà i suoi esami, che su questo può dormire tranquillo.
Mezz’ora d’inferno in cui in background mi inventavo melodie rilassanti e mi costringevo a guardarlo negli occhi e a sorridere, unico obiettivo non perdere la pazienza, essere chiara e decisa, comprensiva ma ferma, gentile ma autorevole.
Ho vacillato quando è tornato, facendosi annunciare con il titolo di dottore, vantando genitori avvocato che ce ne avrebbero fatte passare di tutti i colori. Mi sono morsa la lingua quando il trentenne (sì, trentenne) con la madre che lo teleguidava via cellulare sbraitava, minacciava e lanciava ingiurie. Ma quando se n’è andato promettendo che avrebbe scritto anche a Brunetta il sorriso non ce l’ha più fatta ed ha finito per assomigliare davvero un po’ troppo ad una risata.